Wifi gratuito e diritto d’autore

Wifi gratuito e diritto d’autore
Tempo di lettura 3 min
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

 

Il commerciante che mette una rete wireless a disposizione dei propri clienti non può essere ritenuto responsabile delle violazioni di diritto d’autore commesse da questi. Le autorità nazionali, tuttavia, possono imporgli, in linea con il diritto UE, di proteggere la rete tramite password per impedire violazioni. Questo è quanto ha precisato la Corte di Giustizia dell’Unione europea che, con la sentenza C-484-14, ha tracciato i confini tra tutela del diritto d’autore e accesso alle reti wireless. La Corte, infatti, ritiene che un commerciante che permette l’accesso al wifi della propria attività non può essere responsabile per le violazioni commesse dai clienti che scaricano illegalmente brani musicali, anche se può essere richiesto al gestore del locale di proteggere la connessione internet dello stesso con una password. Così facendo, infatti, si raggiungerebbe un punto di equilibrio tra i diritti in gioco: libertà di impresa, diritto alla libertà di informazione dei beneficiari dell’accesso gratuito al wifi e la tutela della proprietà intellettuale.

A rivolgersi alla Corte UE è stato il tribunale regionale di Monaco di Baviera (Germania), chiamato a risolvere una controversia tra il colosso Sony Music e il gestore di un negozio. Quest’ultimo, anche come strategia di marketing, aveva  messo a disposizione dei clienti l’accesso gratuito a internet. Dalle rete locale del gestore, tuttavia, era stata scaricata e messa a disposizione sul web una traccia musicale senza il consenso dei titolari del diritto d’autore. Sony, pertanto, aveva richiesto il risarcimento dei danni. Sony aveva avuto ragione e prima di decidere sull’impugnazione del gestore, il tribunale tedesco si è rivolto a Lussemburgo.

Interpretando la direttiva 2000/31 su taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico¹, la Corte ha precisato in primo luogo che una prestazione di natura economica, seppure effettuata a titolo gratuito, può essere qualificata come «un servizio della società dell’informazione» e condurre all’applicazione della direttiva. Vero è che, in via generale, vi rientrano i servizi forniti dietro retribuzione, ma anche una prestazione a titolo gratuito come quella del gestore che permette l’accesso al wifi, utilizzato ai fini pubblicitari, ha un costo che è poi integrato nel prezzo di vendita di beni e servizi.

L’applicazione della direttiva 2000/31 comporta che il regime di responsabilità per stabilire un eventuale risarcimento del danno al titolare del diritto d’autore è quello fissato dall’articolo 12. Conseguentemente, la responsabilità di un prestatore di servizi che fornisce l’accesso a una rete di comunicazione non scatta se chi permette l’accesso non dà origine alla trasmissione, non seleziona il destinatario della trasmissione e non seleziona né modifica le informazioni trasmesse. In assenza di queste condizioni fondamentali, non può essere chiesto al gestore del locale, che permette l’uso del connessione internet, un risarcimento del danno se la rete è utilizzata da terzi per violare il diritto d’autore di altri soggetti. Il giudice o l’amministrazione nazionale, tuttavia, possono imporre al gestore, che dà libero accesso alla rete wifi, di porre fine o prevenire la violazione del diritto d’autore, predisponendo misure di sicurezza che raggiungano un giusto equilibrio tra i diritti in gioco. La Corte, tra queste misure, indica l’obbligo di password, che non lede il diritto di libertà di informazione, mentre boccia le misure che impongono obblighi di sorveglianza su tutte le informazioni o la chiusura di ogni connessione.

 

¹ Direttiva recepita in Italia con il D.lgs. n. 70/2003.