La riproduzione della traduzione è plagio

La riproduzione della traduzione è plagio

  •  
  •  
  •  
  •  
Tempo di lettura 2 min

 

Con la sentenza n.44587/2016 la Cassazione ha definito come plagio la riproduzione, anche parziale di una traduzione e il reato scatta a prescindere dal ritorno economico. La Cassazione, infatti, ricorda che la tutela del diritto d’autore copre anche le opere derivate, come le traduzioni, in quanto elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa.

Partendo da questo presupposto la Cassazione ha riconosciuto i danni subiti da una traduttrice il cui lavoro era stato oggetto di un “copia e incolla” quasi integrale, refusi compresi, da parte del ricorrente. La traduzione oggetto di plagio era stata originariamente rifiutata perchè ritenuta troppo onerosa da parte della casa editrice, la quale, successivamente, aveva consegnato dopo qualche tempo le bozze ad un altro “linguista”, il quale, gratuitamente e con la sola soddisfazione di vedere la sua firma sul lavoro, aveva copiato il primo lavoro di traduzione.

Le perizie hanno riscontrato la quasi totale sovrapponibilità del lavoro del ricorrente con quello rifiutato dall’editore in prima battuta. La prima prova è stata proprio la presenza dei numerosi rifusi (circa tredici) che ha portato ad escludere con certezza la coincidenza.

I giudici, inoltre, hanno evidenziato la “sciatteria” del lavoro di “riproduzione” giustificandola con l’assenza di guadagno da parte del ricorrente il quale, non avendo un ritorno economico aveva evidentemente dedicato poco tempo e poche energie, anche alla lettura dell’opera della quale si era però assunto la paternità.

Altro elemento a sfavore del ricorrente è stata la pochezza delle modifiche apportate al testo. Per la Cassazione, infatti, si è trattato semplicemente della ricerca di qualche sinonimo, dell’aggiunta di un po’ di articoli e di poche inversioni di frasi: troppo poco per poter parlare di creatività e per fugare dubbi  su un tentativo di depistaggio.

Per il ricorrente è stato inutile anche affermare la mancanza di prova che la traduzione messa a punto dalla parte civile fosse davvero originale. La Cassazione, invece, ha evidenziato che il libro scritto in lingua originale (croato) era stato tradotto una sola volta prima della versione rifiutata dalla casa editrice e facendo il confronto tra le due risultava che il lavoro della parte lesa si distingueva per creatività.

Neanche l’assenza di guadagno ha giovato al ricorrente, poiché l’art. 171 della legge sul diritto d’autore punisce la riproduzione, anche parziale, dell’opera protetta a «qualunque scopo» venga fatta.