La riforma europea sul Copyright: le criticità

La riforma europea sul Copyright: le criticità

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L’Europa ha adottato nel marzo scorso la Direttiva Copyright aprendo la strada al dialogo tra gli Stati membri e agli iter legislativi interni per la trasposizione della direttiva in norme interne entro 24 mesi dall’entrata in vigore ovvero con la pubblicazione in gazzetta ufficiale europea a seguito del periodo di vacatio legis.

Senza alcuna pretesa di esaustività, in questa sede si proverà ad analizzare i possibili impatti sulla normativa italiana del diritto d’autore, con particolare riferimento alle reti di comunicazione elettronica.

In Italia, la legge n. 633/1941 sul diritto d’autore è stata più volte modificata nel corso degli anni. Tuttavia, nonostante le modifiche intervenute, non è stata introdotta una specifica tipologia di “opera del web”, con la conseguenza che gli operatori del diritto hanno dovuto ricondurre le opere presenti sul web alle figure tipiche elencate nell’art. 2.

Tradizionalmente imperniato sull’istituto dell’esclusiva, la tutela del diritto d’autore è stato inevitabilmente caratterizzato da rigidità e scarsa adattabilità specialmente se adattato al contesto virtuale della rete, dove la continua evoluzione della comunicazione digitale comporta la quasi incontrollabilità delle violazione del diritto d’autore.

La direttiva europea n. 2016/0280 si è sviluppata soprattutto su quattro settori di intervento:

– introduzione di misure finalizzate ad adeguare le eccezioni e le limitazioni al diritto d’autore per la riproduzione di opere. L’obiettivo è quello di perseguire fini di politica pubblica in materia di ricerca e di istruzione, nonché di protezione del patrimonio culturale, garantendone al contempo efficacia transfrontaliera;
– istituzione di un meccanismo giuridico finalizzato a facilitare gli accordi di licenza per opere fuori commercio, garantendone anche in questo caso un’efficacia transfrontaliera;
– estensione dei diritti agli editori di giornale per l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni, prevedendo la possibilità per gli Stati membri di fornire agli editori la possibilità di reclamare una parte del compenso previsto per gli utilizzi effettuati;
– imposizione – ai prestatori di servizi delle società dell’informazione (hosting providers), che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere protette da copyright direttamente caricati in rete dagli utenti – dell’obbligo di adottare sia misure adeguate e proporzionate volte a garantire il funzionamento degli accordi conclusi coi titolari, sia a evitare che i loro servizi possano consentire violazioni delle norme sul diritto d’autore.

Il terzo e il quarto settore di intervento sono senza dubbio quelli che presentano le maggiori criticità. Le soluzioni proposte per questi settori, di fatti, sono assai controverse.

Come tutela per gli editori di giornali e per gli autori che in essi scrivono, infatti, viene chiesto agli Stati membri (art. 15) di fornire loro la possibilità di reclamare una parte del compenso previsto per gli utilizzi delle loro opere.

Ciò avrà un forte impatto soprattutto sugli aggregatori di informazioni, che dovranno remunerare autori ed editori per poter pubblicare e condividere le notizie sulle loro piattaforme (attraverso i cosiddetti snippet, ovvero foto e breve testo di presentazione degli articoli).

Per tutelare il diritto d’autore contro l’attività svolta dagli utenti del web sulle grandi piattaforme di condivisione, la direttiva (art. 17) ha posto in capo agli hosting provider di grandi dimensioni l’onere di monitorare gli utenti e di filtrare i loro contributi in modo da prevenire violazioni del diritto d’autore.

Discordante il giudizio su queste due soluzioni: da una parte c’è chi rinviene nella formulazione degli articoli 15 e 17 una sorta di bavaglio alla libera informazione e alla diffusione della cultura sul web; dall’altro lato, invece, c’è chi rinviene un doveroso bilanciamento di interessi tra la libera iniziativa sul web e i diritti degli autori e dei proprietari delle opere.

Sicuramente la direttiva, così come formulata, porta con sé aspetti positivi e negativi che devono essere tenuti in considerazione:

– la necessità di remunerare adeguatamente l’industria della creatività e dell’informazione, fornendo ai copyright holders strumenti per valorizzare i propri prodotti che incentiverebbero gli investimenti e la produzione di informazione e cultura nell’Unione Europea;
– il venire (parzialmente) meno del pluralismo dell’informazione online, condannando all’estinzione i piccoli editori che perderebbero gran parte della loro visibilità se, per non pagare il compenso, le grandi piattaforme smettessero di indicizzare e aggregare contenuti;
– le probabili conseguenze dell’addossamento di maggiori responsabilità in capo agli hosting provider che, gravati della non lieve responsabilità di ergersi a giudici delle violazioni del diritto d’autore, limiterebbero i contenuti caricabili oltre i limiti necessari al fine di abbattere il più possibile il rischio d’impresa;
– la competitività delle imprese europee sarebbe compromessa dagli eccessivi oneri e limitazioni pregiudizievoli contrariamente ai loro competitors extraeuropei.