Il Contratto Internazionale I

Il Contratto Internazionale I

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Parte I

Con questo articolo inizia una rubrica dedicata ai contratti internazionali divisa in quattro appuntamenti. I primi due appuntamenti saranno dedicati al contratto internazionale in generale, per poi soffermarsi nei prossimi appuntamenti alle clausole più comuni e particolari.

Una disanima di questo tipo, necessariamente, non può che partire da una domanda: che cos’è il contratto internazionale?

Il contratto internazionale è l’accordo stipulato da due o più parti appartenenti a Paesi diversi. Come ogni contratto, ciò che sorge tra le parti è un rapporto giuridico tra soggetti che, nel caso in esame, appartengono a sistemi legislativi differenti – civil law e common law – alle volte anche molto diversi tra loro.

Può capitare, tuttavia, che un contratto possa essere ricondotto sotto la categoria di “internazionale” anche se i due soggetti stipulanti appartengono allo stesso Paese: questo perché il contratto produce i suoi effetti anche o solo in un Paese diverso, come accade, ad esempio, nei contratti di distribuzione.

Importante perciò, in primo luogo, è la scelta della legge da applicare al contratto. Vanno, tuttavia, individuate quelle norme che sono state realizzate con l’obiettivo di disciplinare i rapporti di commercio internazionale e che si trovano all’interno di specifiche Convenzioni internazionali.

Il secondo passo da fare nella redazione di un contratto internazionale è la scelta della lingua ufficiale, nonché dei mezzi utilizzabili per risolvere eventuali controversie – se per mezzo di un giudizio ordinario o per mezzo dell’arbitrato.

Quali sono le differenze rispetto al contratto nazionale?

Il nostro Codice Civile definisce il contratto come «l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale». Mentre nel sistema spagnolo e francese tale definizione trova sostanziale corrispondenza, nell’ordinamento tedesco e nei sistemi ad esso ispirati (es. Grecia e Danimarca), il termine “contratto” ha un significato ben più ampio e si estende anche ad accordi inerenti rapporti giuridici non patrimoniali. Ancora, nel diritto inglese il contratto è definito in maniera generica come «an agreement which will be enforced by law».

Altre differenze, poi, si riscontrano negli aspetti puramente culturali, comportamentali, politici e giuridici che caratterizzano i diversi interlocutori commerciali. Determinanti, allora, risultano in questo caso clausole come quelle di hardship o di force majeure, di cui parleremo in altra sede.

Basta ricordare in questo momento che, se si vuole predisporre una clausola di forza maggiore in un contratto, non si può non tener conto delle condizioni socio-politiche dei Paesi coinvolti nella negoziazione. Nel caso di un Paese dove spesso vi sono disordini o guerre civili, risulterà pertanto necessario prevedere eventi come l’embargo e la dichiarazione di guerra da parte di uno Stato nei confronti dell’altro.

Quali sono le fonti dei contratti internazionali?

La più importante è la Convenzione di Roma del 1980 sulle obbligazioni contrattuali che ha reso possibile un sistema di diritto internazionale privato più omogeneo.

Grande rilevanza, poi, ha la convenzione di Bruxelles del 1968 del diritto internazionale processuale, che detta criteri uniformi in merito a competenza giurisdizionale ed esecuzione delle sentenze.

Da non dimenticare è, inoltre, la normativa comunitaria, qualora le parti siano entrambe appartenenti all’Unione Europea.

Va ricordata anche la lex mercatoria definita come il diritto transnazionale del commercio internazionale o ancora come quel corpo di regole ed istituti concernenti il commercio internazionale comunemente applicati dai mercatores nella consapevolezza che si tratti di regulae iuris o, almeno, che gli altri contraenti si comporteranno osservando le stesse regole.

Vanno infine ricordati i modelli contrattuali uniformi riconosciuti a livello internazionale ICC (International Chamber of Commerce) e FIDIC (Federation Internationale des Ingenieurs-Conseils) quest’ultimo vero e proprio punto di riferimento, elaborato da associazioni di categoria internazionali per i contratti d’appalto internazionale.

Come si forma il contratto internazionale?

Come già evidenziato, il primo passo è individuare il contesto economico e giuridico in cui verrà eseguito il contratto da concludere.

Sarà poi necessario individuare l’obbiettivo del contratto attraverso disposizioni chiare, precise e prive di ambiguità. Il contratto dovrà avere un taglio molto pratico regolando gli aspetti essenziali del business da realizzare, come se fosse una sorta di road map da seguire in ogni fase di esecuzione.

Dovranno, inoltre, essere individuate eventuali norme imperative che le parti non possono derogare pattiziamente. Clausole contrarie alla legge, infatti, potrebbero comportare non solo l’annullabilità del contratto ma anche la sua nullità.

La legge scelta dalle parti, dovrà essere presa in considerazione anche e soprattutto tutte quelle volte in cui un determinato aspetto del contratto non sia stato compiutamente disciplinato dalle parti. Ecco allora che in casi come questo è necessaria un’integrazione per mezzo delle norme del sistema giuridico scelto in base ai criteri di collegamento. Ovvero scegliendo di applicare la normativa dell’ordinamento che presenti il collegamento più stretto con il contratto.

I contratti internazionali spesso possono essere soggetti all’applicazione di più leggi e ciò come probabile conseguenza ha il sorgere di conflitti tra le stesse, ad es. in merito alla determinazione della competenza del giudice dello Stato di una piuttosto che dell’altra parte.

Questo fenomeno può verificarsi sia nel caso in cui due contratti coinvolgano parti di nazionalità diverse, sia che riguardino parti della stessa nazionalità, ma che poi devono essere eseguiti in paesi diversi.

Quando le parti non hanno deciso che legge applicare al contratto ecco allora che devono essere prese in considerazione le Convenzioni internazionali, come ad esempio la Convenzione di Roma (3 la Convenzione di Roma del 1980 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali essa infatti non è applicabile ai contratti di trasporto, a quelli coi consumatori e a quelli che hanno come oggetto diritti reali di godimento su beni immobili) con la quale alcuni paesi appartenenti alla Comunità Europea hanno reso uniformi i criteri di scelta della legge applicabile alle obbligazioni contrattuali, nei casi in cui è applicabile, o le norme interne di diritto internazionale privato. Va comunque tenuto conto che le norme di ordine pubblico dello Stato di appartenenza del Giudice competente a decidere eventuali controversie, che dovessero sorgere tra i contraenti, devono essere applicate in ogni caso.

Non meno importante, rispetto alla scelta della legge applicabile, è la scelta sullo strumento da utilizzare per risolvere eventuali controversie: giudizio ordinario oppure arbitrato internazionale.

Prima di decidere tra uno e l’altro strumento, va fatta un’analisi sulla possibilità di eseguire o meno un provvedimento nel Paese della controparte. Non necessariamente, infatti, un provvedimento potrà essere eseguito in uno Stato diverso da quello del Giudice che lo ha reso.

Sarà, pertanto, necessario verificare se tra gli Stati dei contraenti è stato firmato un trattato in base al quale gli stessi abbiano stabilito il reciproco riconoscimento delle sentenze.

A livello europeo viene in soccorso la Convenzione di Bruxelles del 1968 sul riconoscimento delle sentenze commerciali in base alla quale, i Paesi firmatari garantiscono la reciproca efficacia delle sentenze.

Nel caso in cui sia stata scelta una legge terza, diversa da quella delle parti, e anche nel caso in cui le parti non siano appartenenti a Stati che non hanno firmato la predetta Convenzione è consigliabile inserire una clausola arbitrale nel contratto affinché un’eventuale controversia venga risolta per mezzo di un arbitrato internazionale. In questo caso verrà reso un lodo che, in mancanza di irregolarità, potrà essere eseguito tra Paesi diversi firmatari della Convenzione di New York del 1958.

Altro elemento da non sottovalutare è la scelta della lingua ufficiale del contratto. Una scelta errata, infatti, potrebbe dare adito a interpretazioni difformi tra le parti difficilmente gestibili durante un contenzioso.

Oltre ai predetti aspetti il contratto deve disciplinare altri aspetti essenziali che possono essere cosi sinteticamente individuati: premesse, dati delle parti, entrata in vigore dell’accordo, descrizione delle prestazioni di ciascuna parte, individuazione dei possibili casi di inadempimento, clausole limitative o che esonerano la responsabilità force majeure e hardship, rimedi a disposizione della parte adempiente liquidated damagesmay goodperformance bonds oltre agli strumenti di risoluzione delle controversie arbitrato o giudizio ordinario e naturalmente il corrispettivo consideration e gli allegati.